Quando un avocado beve più acqua di un uomo

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Andare al supermercato, scegliere dallo scaffale il frutto che ci ispira di più. Scegliere quel bel avocado tondo e verde, perfetto per la ricetta che vorremmo preparare stasera.
Eppure.
Eppure dietro questo gesto, fatto senza pensarci troppo su, si cela un mondo intero di cui non sappiamo niente.

Alcuni dati dal 1 settembre 2016 al 14 marzo 2017 il Cile ha esportato oltre 136 mila tonnellate di avocado, principalmente della varietà Hass,  in diversi Paesi in tutto il mondo. Sono le ultime stime fornite dall’Associazione dei produttori ed esportatori del Cile (ASOEX) e dal Servizio Agricolo locale (SAG), a cui si aggiunge come l’Unione europea , con più di 84 mila tonnellate ricevute , sia divenuta la destinazione principale, superando addirittura i volumi assorbiti dal mercato interno.

Partiamo dal Cile, nella provincia cilena di Petorca, dove gli abitanti della zona sono alle prese da anni con un problema gravissimo, di cui nel mondo si parla poco.
Il problema è la mancanza di acqua per queste persone, costrette ad annaffiare le piante con acqua saponata presa dalla cisterna degli scarichi, costrette e fare i propri bisogni in sacchetti di plastica, a lavarsi solo in alcune circostanze, a bere acqua contaminata e a fare i conti ogni giorno con la siccità. E la causa di tutto questo sono proprio gli avocado. 

Piantagione di avocado in Cile – Immagine tratta da internazionale.it

La zona infatti è completamente occupata da immense piantagioni di avocado di tutte le varietà, verdi e rigogliose. Sì, proprio così, perchè a loro l’acqua non manca mai, anzi, ne hanno in abbondanza. La quantità di acqua che serve per coltivare gli avocado in una zona arida come questa infatti è veramente incredibile: si parla di centomila litri d’acqua al giorno per ogni ettaro, quantità che potrebbe soddisfare il fabbisogno di mille persone.
Gli avocado hanno cambiato tutto in Cile, a cominciare dalle abitudini delle persone del luogo, costrette a vivere in condizioni sempre più difficili, senza poter coltivare nè allevare nulla, senza acqua e subendo la progressiva svalutazione di ogni bene e ogni proprietà. Per gli abitanti della provincia, la vita all’ombra degli avocado è diventata insostenibile e in tanti sono stati costretti ad andarsene altrove. E chi resta? Chi resta vive in condizioni sempre più dure e precarie. Lo stato fornisce acqua agli abitanti: 50 litri a persona trasportata dai camion cisterna, ma la qualità è pessima, l’acqua è inquinata, non bevibile e contiene batteri e germi che fanno ammalare le persone.

Il nocciolo di tutta la questione riguarda proprio l’acqua e lo sfruttamento spregiudicato e del tutto non regolamentato che le grandi aziende dell’avocado ne fanno. Sfruttamento che purtroppo in Cile è del tutto legale a causa della privatizzazione dell’acqua. Le aziende hanno ottenuto dallo stato l’uso gratuito e perpetuo delle fonti e questa è la solida base del loro business. Dopo aver comprato a poco un terreno brullo e arido, distruggono la fauna e la flora locale piantando gli alberi di avocado, irrigano la zona in modo gratuito  e rivendono i frutti nel mondo con guadagni molto elevati.

Ecco una piccola parte di quel che si cela dietro quell’avocado tondo e maturo che abbiamo comprato sovrappensiero al supermercato. Un avocado che ha bevuto più acqua di un uomo, che è stato staccato dall’albero un mese prima del nostro acquisto ma che pare appena colto, un avocado che ha fatto il pieno di diserbanti, ormoni e sostanze, anche illegali.

Noi abbiamo solo sbirciato dalla serratura: per saperne di più sull’argomento rimandiamo all’articolo di Alice Facchini su Internazionale, al quale ci siamo liberamente ispirati e che fornisce un panorama chiaro ed esaustivo sul mondo delle piantagioni di avocado in Cile.