You Are Here: Home » Alimentazione Bio » Miti da sfatare: Prodotti integrali e kamut.

Miti da sfatare: Prodotti integrali e kamut.

kamut integraleSe sei tra coloro che ancora sgranano gli occhi leggendo sul menu del ristornate pasta di kamut o che ancora si azzarda a ordinare un toast al bar anziché portarti la sportina con il pane azzimo integrale da casa, sei ufficialmente indietro. O incredibilmente avanti a seconda dei punti di vista. Si perché da oggi potrai affrontare con una diversa consapevolezza la collega proveniente dall’area C che ti apostrofa con uno sdegnoso “Ah, tu mangi ancora il grano? io da anni ormai sceglo solo kamut, integrale naturalmente”.

 

Premettiamo che orientarsi nel mondo della grande distribuzione alimentare è come cercare un ago in un pagliaio: una mission possible solo a patto di investire nella spesa il tempo e le energie che si riservano al sudoku serale.

 

Partiamo dalle basi. Se l’integrale quest’anno va un casino, gli scaffali del supermercato sono fatti per spalleggiare un casino… mentale.

Allo specchietto per allodole della scritta “integrale” che campeggia ormai quasi anche sulle scarpe e che di quell’integrale contengono forse il 20%, si somma la strategica presenza di tabelle ingredienti dimensione orma di mosca che sembrano studiati apposta per non essere letti. In realtà l’unica certezza da tenere salda in testa mentre si percorrono le corsie del supermercato combattendo per spingere il proprio carrello in avanti (non di lato, non obliquo, in avanti, dovrebbe essere semplice sono ruote a forma di ruota), è che perché un prodotto sia integrale bisogna che ci sia scritto “farina integrale 100%”. Non importa che sia grano, kamut o farro. L’unica cosa che importa è che ci sia scritto che la pasta è stata realizzata con farina integrale. Senza farsi infinocchiare dal colore apparente della pasta o del crackers o della farina, perché esistono delle paste scure sola che, definite integrali, sono invece realizzate con farina 0 + crusca (scritta piccola piccola piccola).

prodotti integraliVolete mangiare integrale? Focalizzate la vostra ricerca sui prodotti scuri, possibilmente esteticamente bruttini, con chiare indicazioni di composizione. (N.B. per i prodotti in chicco a “integrale” è possibile si alterni il termine “decorticato” quando si tratta di orzo avena, kamut  o simili).

Se gli studi scientifici che dimostrano che integrale è meglio che raffinato sono ormai innumerevoli; questi studi si riferiscono al cereale integrale in chicchi, preferibilmente di provenienza biologica: orzo, riso integrale, farro, avena, miglio, segale, grano saraceno, amaranto, quinoa.

 

Attuale starlette di questa famiglia di cereali e pseudo cereali è però attualmente proprio lui, il Kamut. Ora pare che basti scegliere pasta di kamut o trascinare gli amici in pizzeria naturale per farsi una bella salame piccante zola e cipolla con base di farina di kamut per ritrovarsi natiche alla Belen. Purtroppo son pronta a tatuarmi una farfallina sull’inguine domani che non sarà l’introduzione del kamut nella mia dieta da domani a farmi diventare la prossima testimonial della Tim.

 

La prima curiosità è che il kamut altri non è se non… suspance… un marchio registrato. Esattamente come Nutella, Coca-Cola, Misura o Vitasnella, il termine “Kamut” indica infatti un nome commerciale di fantasia affibbiato da un genio del marketing al grano antico con cui il Kamut è prodotto, conosciuto come Khorasan, dal nome dell’antica regione persiana dove sembrerebbe essere nato (l’origine sfocia nella leggenda e ve la risparmiamo).

 

Quello che va senz’altro riconosciuto è però che il kamut sia un cereale… maschio: oltre a poter vantare di essere superdotato (è chiamato familiarmente “grano gigante” per la dimensione dei suoi chicchi), grazie alle sue proprietà e caratteristiche, si presta molto bene alle modalità proprie della coltivazione biologica; infatti la sua pianta è di costituzione molto robusta ed è in grado di sopportare egregiamente le varie avversità climatiche ed è in grado di produrre buoni raccolti anche senza l’impiego di pericolosi pesticidi o fertilizzanti chimici.

La grande notorietà che il kamut ha guadagnato nel tempo è dovuta però principalmente alla sempre maggiore diffusione delle allergie alimentari; dopo lunghi studi condotti in Usa è stato infatti dimostrato che circa il 70% delle persone che non tollerano il grano tradizionale a causa di reazioni allergiche, possono tranquillamente consumare il kamut. Le stesse indicazioni non valgono però per chi è celiaco; il kamut, allo stesso modo del grano, contiene glutine e non può quindi essere consumato dalle persone intolleranti al glutine.

Dal punto di vista nutrizionale, si può dire che il Kamut abbia una maggiore quantità di proteine rispetto al grano comune (17% contro una media del 12%), e un profilo lipidico più ricco di grassi monoinsaturi e di polinsaturi (acido oleico, omega-3 e omega-6), ma non che contenga più fibra, minerali o vitamine rispetto al grano comune (le differenze sono talmente minime da risultare eccessive anche per una veganic come Anna Oxa).

In conclusione? Promuoviamo il Kamut in quanto cavia ideale di coltivazione biologica, ma senza idealizzarlo. Temiamo non basterà introdurlo nella nostra alimentazione per svegliarci liberi da ogni male!

vantaggi alimentazione integrale

Miti da sfatare: Prodotti integrali e kamut.

About The Author

Number of Entries : 50

Leave a Comment

Scroll to top