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Latte, latticini e nutrizione.

C’era una volta un mondo in cui i bambini bevevano latte, gli adulti bevevano latte e gli anziani bevevano latte. C’era una volta in cui latte e miele era il rimedio indispensabileal mal di gola. All’insonnia. Alla sofferenza amorosa. C’era una volta… ma oggi non c’è più. Perché dopo la Strega Cattiva, dopo la matrigna di Cenerentola e dopo Maga Magò, a terrorizzare il futuro di grandi e piccini incombe il temutissimo latte. Quanto meno a quanto pare di capire dalle notizie sul web e dagli allarmi di nutrizionisti o aspiranti tali.

È facile imbattersi infatti, in siti “militanti” contro il consumo di latte.  Non a caso da alcune ricerche risulta che addirittura più della metà degli adulti al mondo siano di privi dell’enzima (lattasi) necessario ad agire sullo zucchero che si trova nel latte (lattosio) e che questo impedisca loro di digerirlo e li conduca a malattie del sistema digerente più o meno serie.

Eppure… eppure Darwin alla fin fine avrà avuto qualche ragione. Che in questo caso passa per un bicchiere di latte. Tante sono, infatti, le persone che ogni mattina possono berne una bella tazza senza presentare alcun disturbo. Tutto perché la capacità di digestione del latte fresco varia da individuo ad individuo.

Nello specifico, lo zucchero principale contenuto del latte é il lattosio, un disaccaride. Che, a sua volta, per poter essere sfruttato come fonte di energia e, dunque, digerito propriamente, deve essere diviso nei due zuccheri semplici di cui è composto: il glucosio e il galattosio.
Tutti i mammiferi neonati, compreso l’uomo, possiedono “di default”, ai blocchi di partenza, un enzima, la lattasi, volto a questo compito. È con la crescita che subentrano potenziali problemi in quanto è proprio alla fine dello svezzamento, quando si cambia la dieta, che per la maggior parte delle persone la produzione dell’enzima cala e tra i cinque e i dieci anni cessa quasi del tutto. Come dire che il piacere di un cappuccino al mattino passa per la persistenza della lattasi nei soggetti adulti.

Niente drammi però. Contrariamente a quanto argomentato da coloro che sostengono in modo quanto meno… estremista che se “nessun animale adulto beve latte, neanche l’uomo dovrebbe farlo”, gli animali adulti non fanno anche tante altre cose che l’uomo, fortunatamente, fa.
Inoltre, non necessariamente chi non produce l’enzima manifesta problemi a consumare latte. È stato dimostrato come un consumo giornaliero di lattosio possa a volte selezionare una flora batterica intestinale capace di rimuovere i prodotti della fermentazione e alleviare quindi i sintomi dell’intolleranza. Come dire che non esiste qualcosa di naturalmente giusto o naturalmente sbagliato.

Sbaragliando prese di posizioni comuni o santificazioni eccessive rimane dunque da domandarsi: per chi non intollerante, il consumo di latte fa bene o male?

Un recente intervento del “Cra” e di alcuni dei suoi nutrizionisti ha portato sotto i riflettori il potenziale positivo e curativo del latte, sottolineando come non esistano motivi salutistici che suggeriscano di rinunciare ai latticini.
Non solo il latte (e i latticini) resterebbero infatti una fonte privilegiata e difficilmente sostituibile di calcio, ma il loro consumo, nel limite delle raccomandazioni, andrebbe associato a benefici per la nostra salute che vanno ben al di là del semplice contributo allo scheletro.
Dovremmo anzi consumarne di più, se da stime nazionali pare gli italiani tra latte e yogurt arrivino a stento ad una porzione al giorno (125 g), contro le 2-3 raccomandate.

A confermare le affermazioni dei nostri studiosi, scendono in campo anche da oltreoceano. Uno studio del “Brigham Women’s Hospital di Boston”, pubblicato di recente sulla rivista “Arthritis Care Research”, sottolinea infatti come una dieta ricca di latte aiuti a rallentare la progressione dell’artrosi del ginocchio.

La medicina ayurvedica, infine, inserisce  il latte fra gli ingredienti rasayana, cioè quelli che mantengono la vitalità, perché nutre tutti i tessuti dell’organismo. In dosi moderate è dunque consigliato alle persone nervose, affaticate, agli anziani e ai bambini dopo l’anno di età. In effetti, il latte fornisce un pool completo di proteine pregiate, grassi, zuccheri, vitamine, minerali e altri principi attivi protettivi.

Tra i due litiganti il terzo gode. Tanto da spingere a chiedersi se la giusta via non sia quella di una mezza misura, per cui non tutto il latte viene per nuocere.

Per prevenire i rischi basta evitare gli abusi, in particolare di formaggi ricchi di grassi. E per chi deve stare attento alla bilancia, prediligere il latte parzialmente scremato.

In caso di intolleranze legate al lattosio, lo zucchero del latte, si può ricorrere allo yogurt o al latte dietetico privo di questo composto. Se invece l’intolleranza deriva dalle proteine del latte aiuta eliminarlo completamente per due-tre mesi reintroducendolo, poi, gradatamente. O sostituirlo con latte di soia.

A frenare la sua moderata assunzione resta quindi dunque “solo” un non sottovalutabile problema etico, quello dell’importanza di crescere gli animali nel rispetto delle loro abitudini etologiche, evitandone sofferenze ingiustificate.

Per questo noi di Ecomarket sosteniamo l’importanza del latte biologico. Innanzitutto proprio perchè la sua produzione mette in primo piano il benessere degli animali e dell’ambiente. E, non del tutto secondariamente, perché svariate ricerche mostrano come il latte proveniente da allevamenti biologici, soprattutto da animali nutriti al pascolo durante i mesi estivi, abbia un contenuto più elevato di acidi grassi essenziali, vitamina E, betacaroteni, luteina e xantina, sostanze antiossidanti dotate di preziosi effetti protettivi e antinfiammatori.

Come dire, dalla natura, secondo natura.

 

Latte, latticini e nutrizione.

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