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In tempo di crisi…ricarica!

Se il concetto, più volte ribadito, che, aiutando l’ambiente ed evitando inutili sprechi quotidiani, chi ne trae giovamento è anche  il nostro portafoglio, si fosse consolidato nelle nostre menti, probabilmente vivremo in mondo molto più pulito.

Invece questo concetto così semplice fatica un po’ mettere radici anche se negli ultimi tempi, complice la crisi che non accenna ad allentare i lacci in cui siamo serrati, seppur lentamente, sono sempre di più gli italiani che con sorpresa riscoprono questo semplice assunto.

packaging

Parliamo oggi di packaging, ossia di quella confezione, esteticamente ricercata e abbellita, che compriamo assieme al prodotto, come parte integrante di esso e che paghiamo, come parte integrante del prodotto ma che, nella realtà di fatto, non è altro che uno spreco inutile di materiale, del tutto superflua rispetto al prodotto che contiene.

Banalità? Un dato di fatto ovvio, di cui tutto siamo a conoscenza? Forse nella teoria sì, ma nella pratica il packaging è parte integrate della nostra società consumistica ed è il braccio destro delle aziende per quel che concerne le scelte di marketing; a chi di noi non è mai capitato di scegliere tra uno stesso prodotto di diverse marche proprio in base alla tipologia di confezione?

E quanti di noi accettano di buon grado, senza nemmeno soffermarsi a pensare, che alcuni prodotti presentino al loro interno una serie di involucri e contenitori del tutto inutile e di durata vitale brevissima, nel senso che, una volta aperto il prodotto, i contenitori vengono buttati immediatamente? Pensate anche solo semplicemente ad alcune merendine confezionate che, oltre alla scatola contenitiva e all’involucro di plastica esterno, presentano poi anche un divisore in cartone, per separare le porzioni, una base in cartoncino per ogni porzione e un involucro plastificato per ogni pezzo: un packaging colorato e accattivante, del tutto inutile, da buttare non appena si mangia la merendina in questione. E questo è solo un esempio tra i tanti.

Pensate ora a quanti prodotti ci sono in un supermercato, pensate a quanti supermercati ci sono in Italia (per non dire nel mondo) e pensate a quanti involucri inutili finiscono nella spazzatura (uno tra i tanti sprechi dei supermercati).

 

Senza contare che poi, come detto in precedenza, questo packaging che noi compriamo con il prodotto e che poi subito buttiamo, lo paghiamo! Spendiamo cioè dei soldi per un involucro che sappiamo che non ci servirà. Ed eccoci giunti al concetto cardine del il ragionamento e all’intrinseca descrizione della nostra società: siamo assuefatti al packaging, compriamo e consumiamo come automi senza fermarci mai a riflettere sulle nostre azioni e sugli sprechi che quotidianamente facciamo.

Chiara conseguenza di tutto questo è che, nell’ottica della crisi economica che avanza e di una spesa che, per forza di cose, diventa sempre più accurata e ponderata, la nostra attenzione debba inevitabilmente concentrarsi sul packaging: se esso rappresenta per noi un acquisto inutile quanto oneroso, perché semplicemente non comprarlo?

Semplice, no? Risparmiare sulla spesa e diminuire i rifiuti è possibile acquistando prodotti sfusi, per i quali è sufficiente riutilizzare più volte lo stesso contenitore.

Ecco aprirsi davanti ai nostri occhi sbigottiti un mondo nuovo, fatto di negozi che vendono detersivi sfusi, letteralmente alla spina dove acquistare anche detergenti, ammorbidenti, saponi, detersivi per i piatti ed anche tutta una serie di prodotti per l’igiene personale.

Questi prodotti, ideali per fare economia e per aiutare l’ambiente,  ci permettono di:

–          Eliminare i costi d’imballaggio e di packaging, perché quel che interessa è il contenuto: come involucro noi possiamo potenzialmente usare qualsiasi cosa.

–          Eliminare i costi di distribuzione

–          Eliminare i costi della pubblicità

 

evitare sprechi in tempo di crisiInteressante vero? E lo stesso vale per i distributori dell’acqua, del latte e in alcuni casi anche di cereali e di yogurt: prodotti buoni perché provenienti da realtà piccole, visibili e a portata di mano (fattorie, piccole aziende familiari ecc) e interessanti quali prodotti in sé, indipendentemente dalla confezione che decidiamo di usare noi.

Realtà di questo tipo non sono ancora diffusissime ma piano piano, più la gente vi si accosta, più esse iniziano a risaltare significativamente nel panorama: fateci caso, può essere che vicino a casa vostra, senza che ve siate mai accorti, ci sia un negozio che venda prodotti sfusi!

In tempo di crisi…ricarica!

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