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Educazione alimentare: bambini consapevoli e felici

Jean Anthelme Brillat Savarin  affermava che “l‘animale si nutre, l’uomo mangia”. Per noi, in effetti, il cibo è molto più che un semplice nutrimento, è soddisfazione dei sensi, gusto della convivialità, rispetto della tradizione, cultura del territorio e abitudini famigliari. E proprio per questo è bene cominciare proprio in famiglia e con gli amici a nutrirsi bene e con gusto, insegnandolo attraverso il gioco e il coinvolgimento anche a figli e  nipoti.

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Provate a chiedere a un bambino quali cibi fanno bene; risponderà quasi certamente frutta e verdura. Ma davanti a un ventaglio di merende non prenderà la mela, ma le patatine. Un po’ come dire: “ho imparato la lezione, ma non mi interessa granché”.

Ecco perché qualcuno ha deciso di insegnare in altro modo la sana alimentazione. «Spiegare in astratto cosa sono i grassi, le vitamine, la piramide alimentare serve a poco, specie se si pretende che i bambini assimilino queste nozioni che sono alla base della salute alimentare come una lezione di geografia», spiega Giorgio Donegani, nutrizionista e fondatore di Food & School che realizza progetti di educazione alimentare nelle scuole. «Il cibo è molto di più di un insieme di sostanze chimiche, buone o cattive. Mangiare è emozione, è piacere. E per educare i bambini al cibo gustoso e sano bisogna partire proprio da lì, dalle emozioni e dall’esperienza».

«Non chiamatela alimentazione corretta, che fa pensare al sacrificio. Meglio alimentazione che ci fa stare bene, che ci soddisfa», puntualizza Donegani. «È il nostro dogma. Se date a vostro figlio la mela per merenda, durante la ricreazione è matematico che andrà a mendicare le merendine dai compagni. Se invece parti dall’esperienza e parli dei vari frutti, o t’inventi un albero, sul quale ognuno disegna il frutto che più gli piace (la fragola, la ciliegia, ma anche il mango e la papaya); se inviti i bambini a portare a scuola varietà a loro scelta, crei una curiosità, un interesse. Senza pregiudizi, apriranno i frutti, li assaggeranno e scopriranno che sono buoni come se non più delle merende».

– Un esempio di attività è il “gioco del se fosse“. «Quando chiediamo ai bambini che alimenti vorrebbero essere, le risposte sono spesso indicative e bellissime. Molti ci rispondono “la pasta, perché
quando la mangiamo stiamo bene”; una bimba ha citato “la pizza, perché piace a tutti”, mentre un bimbo rumeno ha indicato una rapa che qui non si trova, “per farla conoscere ai miei amici italiani”. Un ragazzino ha parlato del pane con il lampredotto: perché “quando siamo in Toscana, vado a mangiarlo con papà e con lui sto sempre bene”. Tutto ciò fa capire come spesso nel cibo, e nelle scelte alimentari, si riversino i sentimenti, i ricordi, le aspettative.

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– L’obiettivo, dunque, è aumentare la consapevolezza del bambino. Sbagliato dire per esempio “l’ovetto di cioccolato fa male” perché il bimbo pensa subito “io l’ho mangiato e non mi è successo nulla, anzi sto meglio e tu mentivi”. Più corretto indurlo a chiedersi perché sceglie l’ovetto (sarà la sorpresa?) e spiegargli che può agire in altro modo, per esempio comprando un cioccolato altrettanto buono, ma meno “artificiale”. Poi gli si potrà suggerire come scegliere le merendine, leggendo gli ingredienti. Le liste che cominciano con zuccheri e grassi sono più pesanti, e meno sane, di quelle che hanno tra i primi componenti la farina.

– Con le bibite funziona un esperimento: una bevanda alla frutta, per esempio un’aranciata da supermercato contiene il 12% di succo, il resto è acqua.
Chiediamo ai bambini di versare in una caraffa 8-9 bicchieri d’acqua e uno di succo e di assaggiarlo. Rimarranno sorpresi nello scoprire che il sapore è molto simile all’acqua e molto diverso da quello delle bevande comuni, a cui sono stati aggiunti coloranti, zucchero, aromatizzanti. In questo modo si stimola lo spirito critico, che i piccoli sanno esercitare molto bene. Queste sperimentazioni, tra il serio e il ludico, permettono ai ragazzi di distinguere la fame fisiologica dalla golosità emotiva. Una volta capito che spesso non si mangia per appetito ma per pura gola, potranno fare una scelta più attiva, magari con l’aiuto di mamma e papà. Diventando consumatori più consapevoli.

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