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Differenziata al quadrato: il riciclo si moltiplica.

Squillino le trombe! Seppur molto lentamente, il mondo finalmente muove i primi passi significativi verso la tutela e il rispetto dell’ambiente e presta maggiore attenzione alle problematiche legate al riciclo e al recupero dei materiali di scarto.

Educare al riciclo significa darsi da fare in modo concreto per l’ambiente e soprattutto significa abituarsi a farlo; la differenziazione dei rifiuti, il sapere dove gettare in modo chiaro ogni tipologia di scarto, l’uso domestico di sostanze eco-compatibili quali detersivi e saponi biodegradabili, la riduzione degli sprechi e il risparmio energetico devono diventare gesti automatici e quotidiani come il riporre il latte nel frigorifero, lavarsi i denti o chiudere la porta a chiave quando si esce.

Utopia? Non direi, ma sicuramente ci vorrà tanta costanza e ancor più fatica.

Eppure i primi passi, forse i più faticosi del percorso, sono già compiuti: la raccolta differenziata, obbligatoria quasi ovunque, cresce e diventa più accurata, anche grazie ad una propaganda culturale più chiara e fruibile. Sicuramente le problematiche da affrontare sono ancora numerossissime ma qualche traguardo, seppur piccino, è stato raggiunto; Il concetto di “qualità dei materiali raccolti” pian piano sta prendendo piede e si presta maggiore attenzione a far sì  che la presenza di corpi estranei rispetto alla tipologia di rifiuto raccolto non danneggi la raccolta stessa. E la raccolta stessa si affina!

Prendiamo per esempio la raccolta dei rifiuti organici: per decreto legislativo infatti è stato stabilito che i sacchetti usati per questa tipologia di raccolta, devono obbligatoriamente essere sacchetti certificati e a loro volta compostabili nella loro interezza, come da norma europea.

Come mai? Perché è stato dimostrato da recenti studi in modo chiaro e inequivocabile che la tipologia del sacchetto influisce in modo significativo sulla qualità del materiale raccolto permettendo risparmi in termini sia economici che di tempo e un notevole incremento del rifiuto da riciclare, senza generare scarti.

 

Attualmente, nelle nostre case, raccogliamo i rifiuti organici in due tipologie di sacchetto:

1)           Sacchetto biodegradabile in amido di mais

Si tratta del tipico sacchetto della famiglia delle bioplastiche con componenti vegetali e polimeri biodegradabili, il Mater-Bi per capirci, quel tipo di sacchetto che, dal 2011, è in distribuzione anche nei supermercati al posto del vecchio sacchetto di plastica.

2)           Sacchetto biodegradabile in carta riciclata 100%

Una nuova tipologia di sacchetto, sempre certificata, integralmente biodegradabile e compostabile, che sta prendendo sempre più piede in Italia: il sacchetto Sumus, brevettato da Aspic.

sacchi ecologici raccolta differenziata

Ed è proprio del sacchetto Sumus che vorrei parlarvi perché un evento mi ha fortemente incuriosito: a Roma, nel mese di luglio, si è svolta la premiazione del concorso promosso da Legambiente “Comuni Ricicloni 2012” e nella classifica dei vincitori ben 5 dei 9 comuni più “ricicloni” utilizzano il sacchetto Sumus per la raccolta dei rifiuti organici. E proprio questi comuni sono stati premiati non solo per la quantità dell’umido raccolta ma anche per la qualità dei loro rifiuti organici, minimizzando così costi e impatti lungo tutta la filiera dell’organico, la parte più difficile da gestire nel processo di riciclo dell’umido.

 

Ma cos’ha di particolare il sacchetto di carta Sumus?

Il sacchetto Sumus è un sacchetto totalmente green perché nasce da carta riciclata al 100% e possiede una peculiarità del tutto speciale: migliora la qualità del rifiuto organico aggiungendovi fibre di lignina, provenienti dalla carta, di cui i rifiuti organici urbani sono scarsi; questi rifiuti organici “arrichiti” daranno poi vita, nel processo di riciclaggio, ad un compost agricolo più ricco e qualitativamente migliore.

Ma la vera rivoluzione di questo sacchetto è data dall’incontro con il cestello areato che permette all’umido di “respirare”; quando i rifiuti organici sono ossigenati si attiva infatti il processo di compostaggio naturale che scalda i rifiuti all’interno del cestelllo (anche fino a 45°!) e l’acqua contenuta in essi, anziché percolare sul fondo dando vita a batteri e cattivi odori, evapora: non vengono così più a crearsi liquami e odori, il rifiuto perde peso e non marcisce.

Una grande innovazione quindi anche in termini di qualità della vita per tutti coloro che combattono ogni giorno con il proprio cestello dell’umido in cucina!

 

Inoltre il sacchetto Sumus, essendo dotato di una chiusura ermetica che impedisce alla colla biodegradabile del fondo di staccarsi anche quando sottoposta al peso di grandi quantità di umido, e di un cartoncino interno che, al momento dell’utilizzo, bisogna ribaltare sul fondo, è davvero resistente; questo fondello interno infatti permette di assorbire i liquidi e conferisce stabilità al sacchetto aperto.

Una volta pieno, per chiudere il sacchetto, basta accartocciarlo energicamente utilizzando le alette di risvolto.

Infine sul sacchetto stesso sono stampate, con inchiostri biodegradabili, tutte le indicazioni per il corretto utilizzo, come ad esempio la selezione dei materiali organici da inserire.

 

Concludendo, per una buona raccolta differenziata bisogna sì prestare attenzione alla tipologia di materiali da raccogliere assieme,ma anche scegliere con cura  la qualità del sacchetto con il quale si fa la raccolta, che deve essere sempre certificato!

I sacchetti che abbiamo a disposizione per raccogliere al meglio i nostri rifiuti sono diversi ma entrambi ottimi e soprattutto biodegradabili. Quel che resta da fare è provarli e scegliere quello che più rispecchia le nostre esigenze, a seconda delle necessità.

Io personalmente, che da anni e anni uso i sacchetti di amido di mais e ne conosco ormai sia i pregi (facile reperibilità, conservando quelli della spesa ne ho sempre in casa, si adattano perfettamente ad ogni contenitore) sia, ahimè, i difetti (si rompono, se li dimentico per qualche giorno in più scopro cose orribili e liquami nauseabondi) non vedo l’ora di sperimentare i sacchetti Sumus!

E appena li avrò testati, anche in condizioni estreme come so fare (eh su, dai, ogni tanto succede a tutti di dimenticarli! No?) vi farò sapere!

Differenziata al quadrato: il riciclo si moltiplica.

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