Casa Ecologica: arriva Zia Raffa!

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casalinga oculata ecoCompletino anni ’50, chignon perfetto e grembiulino inamidato sono parte di un cliché che siamo solite relegare con nostalgica superiorità ai “vecchi tempi”? Cancelliamoci pure quel sorrisino condiscendente dalla faccia. Inutile illudersi: punk o radical chich, super posh o border emo, ognuna di noi appena attraversa la porta di casa deve fare i conti con tutte quelle faccende domestiche capaci di trasformare anche Melanie Griffith da donna in carriera a casalinga disperata. Quello che ci troviamo di fronte il sabato mattina è oggi come ieri l’affascinante speed date con Pulizia e Riordino. Dopo essere stati ignorati per gran parte della settimana, macchie d’unto, aloni di vino e sbavature di rossetto, reclamano a gran voce la nostra attenzione. E così via con lavatrici, detersivi, detergenti, scrostanti, smacchianti, debellanti, sbiancanti, brillantanti, in una lotta all’ultimo sangue  contro lo sporco per la quale saremmo pronte a scomodare anche i pesticidi se scoprissimo che oltre ad allontanare gli insetti sterminano anche gli acari.

 

Prima di partire lancia in resta per la nostra guerra allo sporco è però bene sapere che al secondo posto nelle cause di inquinamento “Indoor” vi sono proprio i detergenti. Per pulire la casa si utilizzano prodotti composti da ingredienti aggressivi per l’ambiente e per la persona, con sostanze che permangono sulle superfici, nei tessuti, negli scarichi e di conseguenza nelle acque. Come se non bastasse l’arsenale chimico a disposizione di casalinghe e belle lavanderine è in continua espansione con una costanza e una creatività da far invidia a Mr. Q.

 

Le armi sono sempre più pericolose: detergenti aggressivi, candeggina, ammoniaca, acidi, profumi, elimina odori e battericidi. Queste sostanze chimiche inquinano l’ambiente domestico per passare in rapida successione al deterioramento progressivo delle acque dei fiumi e dei mari, a riempire di veleni i nostri pesci e poi la frutta e la verdura che li accompagnano nei nostri piatti (che crescono irrigati indovinate da quali fresche e dolci acque?).

 

Poiché il nostro scopo non è però quello di terrorizzarvi, ci chiediamo se ci siano alternative a questa scelta chimica, ovvero se sia possibile pulire casa nostra senza inquinare quella di tutti. Ovviamente si. E altrettanto ovviamente siamo pronti a imparare con voi… proprio dai bei vecchi tempi per tornare a fare le cose come una volta. Ovvero secondo natura. Quindi via libera ai rimedi della nonna e ai detersivi ecologici ed ecocompatibili. Rispettosi dell’ambiente perché altamente biodegradabili e rispettosi di chi li usa perché delicati sulla pelle e privi di sostanze allergizzanti, i detersivi che abbiamo selezionato sono pronti a darci una mano per brillare senza far brillare il pianeta. A condurci sulla via della casalinga… illuminata ci penserà la nostra Zia Raffa, pronta a svelarci ogni settimana qualche trucco magico per ottenere il migliore risultato con il minimo impatto sul Pianeta. Come eliminare le macchie di unto e frutta senza ricorrere a prodotti inquinanti, come trovare preziosi alleati alla pulizia anche nel banco frigo, come sfruttare al massimo i prodotti che già abbiamo in casa, come far sembrare le scarpe dell’anno scorso fresche di saldo dell’ultima stagione e tanto altro ancora. Se la donna perfetta non esiste, la perfetta donna di casa è un gioco da Ecomarket.

Raccolta fondi… di caffè!

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usi alternativi fondi di caffè“Scuro come l’inferno, forte come la morte, dolce come l’amore” recita un proverbio turco. “Versatile come un tubino nero” aggiungeremmo noi. No, non è la pubblicità di un nuovo rossetto da vamp, è la nostra campagna pro fondi… di caffè.
Scolata fino all’ultima goccia della moca nel vano tentativo di combattere la sindrome da occhio a fessura al mattino procedete immediatamente  al lancio del fondo di caffè nel sacchetto dell’umido? Fermatevi! Per la nostra rubrica “io rifiuto il rifiuto” oggi siamo infatti pronti a illustrarvi come è possibile farne un uso alternativo riciclando quello che resta nella nostra caffettiera dopo un buon caffè.

Raccogliere fondi può essere utile per

 

*Le piante: è abbastanza risaputo i fondi di caffè abbiano grande potere fertilizzante. Alla stregua di un concime naturale, aggiungere alla torba i fondi di caffè  nel vaso di una pianta da appartamento ci consente di dare energia alla pianta stessa. L’importante è ovviamente non esagerare: mettiamo al massimo un fondo di caffé a pianta per bimestre per evitare che il terriccio nel vaso abbia una percentuale troppo elevata di caffé e la nostra amichetta verde non diventi nera di rabbia.

*Scoraggiare gli insetti: posizionata negli angoli di casa, nei pressi delle finestre o nei punti strategici del terrazzo, una tazza di fondi di caffè funziona da insetticida naturale, aiutando a tenere lontano formiche, lumache o altri simpatici animaletti simili.

 

*Pulizie: La macchia non se ne va e hai paura i detergenti specifici siano troppo aggressivi? Largo alla polvere di caffè (strofinata ancora umida), utile alleato per macchie resistenti su superfici lisce come piani di lavoro o i pavimenti. I fondi di caffé possono essere utilizzati come abrasivi naturali per eliminare quelle macchie che non vogliono andarsene.

 

*Manicure: fragranza di erba cipollina? Basta passare il caffè sulle mani e poi lavarle normalmente per debellare gli odori acri e insistenti come aglio e cipolla.  

 

*Sgorgare: se fatti scendere negli scarichi seguiti da dell’ acqua calda tengono le tubature pulite e deodorate.  

 

*Deodorare: i fondi del caffè con il loro aroma possono essere usati come deodorante dentro il frigorifero, basterà metterne qualche cucchiaio dentro un piccolo contenitore e gli odori spariranno per magia. Lo stesso stratagemma funziona per il vano della pattumiera in cucina o per gli spazi in dispensa ove si tengono cibi freschi, formaggi, salumi. Altro che Arbre Magique! Con un piccolo sacchettino di tulle riempito di fondi di caffè è possibile fare un deodorante per l’ auto originale e molto aromatico.    

 

*Decoupage: forse non tutti sapevate che… il colore beige e l’effetto anticato sui lavori di decoupage si ottiene proprio con i fondi di caffè, che vengono utilizzati per colorare l’acqua da spennellare sul nostro lavoro.  


scrub al caffè

*Bellezza: i fondi di caffè si usano per fare degli scrub esfolianti per viso e corpo. Udite udite, raccogliere fondi funziona addirittura come anticellulite. E’ noto infatti che la maggior parte delle creme anti buccia d’arancia ha tra gli ingredienti la caffeina che può aiutare ad attenuare la cellulite. Fate una sorta di crema con fondi di caffè ed olio di oliva o mandorle e passatela sui punti critici prima della doccia: se proprio abbiamo da essere frutta, che si tratti di una morbida pesca. Capelli nutriti, luminosi e folti? Strofinate le vostre chiome coi fondi di caffè dopo lo shampoo e prima dell’ ultimo risciacquo,  lasciate agire una decina di minuti e infine risciacquando bene: farete invidia perfino a Rapunzel.

 

… E se questo ancora non basta a convincervi a provare il nostro caffè bio non ci resta che invitarvi ad assaggiarlo. Anche senza fondi la sua bontà non ha fondo!

Differenziata al quadrato: il riciclo si moltiplica.

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Squillino le trombe! Seppur molto lentamente, il mondo finalmente muove i primi passi significativi verso la tutela e il rispetto dell’ambiente e presta maggiore attenzione alle problematiche legate al riciclo e al recupero dei materiali di scarto.

Educare al riciclo significa darsi da fare in modo concreto per l’ambiente e soprattutto significa abituarsi a farlo; la differenziazione dei rifiuti, il sapere dove gettare in modo chiaro ogni tipologia di scarto, l’uso domestico di sostanze eco-compatibili quali detersivi e saponi biodegradabili, la riduzione degli sprechi e il risparmio energetico devono diventare gesti automatici e quotidiani come il riporre il latte nel frigorifero, lavarsi i denti o chiudere la porta a chiave quando si esce.

Utopia? Non direi, ma sicuramente ci vorrà tanta costanza e ancor più fatica.

Eppure i primi passi, forse i più faticosi del percorso, sono già compiuti: la raccolta differenziata, obbligatoria quasi ovunque, cresce e diventa più accurata, anche grazie ad una propaganda culturale più chiara e fruibile. Sicuramente le problematiche da affrontare sono ancora numerossissime ma qualche traguardo, seppur piccino, è stato raggiunto; Il concetto di “qualità dei materiali raccolti” pian piano sta prendendo piede e si presta maggiore attenzione a far sì  che la presenza di corpi estranei rispetto alla tipologia di rifiuto raccolto non danneggi la raccolta stessa. E la raccolta stessa si affina!

Prendiamo per esempio la raccolta dei rifiuti organici: per decreto legislativo infatti è stato stabilito che i sacchetti usati per questa tipologia di raccolta, devono obbligatoriamente essere sacchetti certificati e a loro volta compostabili nella loro interezza, come da norma europea.

Come mai? Perché è stato dimostrato da recenti studi in modo chiaro e inequivocabile che la tipologia del sacchetto influisce in modo significativo sulla qualità del materiale raccolto permettendo risparmi in termini sia economici che di tempo e un notevole incremento del rifiuto da riciclare, senza generare scarti.

 

Attualmente, nelle nostre case, raccogliamo i rifiuti organici in due tipologie di sacchetto:

1)           Sacchetto biodegradabile in amido di mais

Si tratta del tipico sacchetto della famiglia delle bioplastiche con componenti vegetali e polimeri biodegradabili, il Mater-Bi per capirci, quel tipo di sacchetto che, dal 2011, è in distribuzione anche nei supermercati al posto del vecchio sacchetto di plastica.

2)           Sacchetto biodegradabile in carta riciclata 100%

Una nuova tipologia di sacchetto, sempre certificata, integralmente biodegradabile e compostabile, che sta prendendo sempre più piede in Italia: il sacchetto Sumus, brevettato da Aspic.

sacchi ecologici raccolta differenziata

Ed è proprio del sacchetto Sumus che vorrei parlarvi perché un evento mi ha fortemente incuriosito: a Roma, nel mese di luglio, si è svolta la premiazione del concorso promosso da Legambiente “Comuni Ricicloni 2012” e nella classifica dei vincitori ben 5 dei 9 comuni più “ricicloni” utilizzano il sacchetto Sumus per la raccolta dei rifiuti organici. E proprio questi comuni sono stati premiati non solo per la quantità dell’umido raccolta ma anche per la qualità dei loro rifiuti organici, minimizzando così costi e impatti lungo tutta la filiera dell’organico, la parte più difficile da gestire nel processo di riciclo dell’umido.

 

Ma cos’ha di particolare il sacchetto di carta Sumus?

Il sacchetto Sumus è un sacchetto totalmente green perché nasce da carta riciclata al 100% e possiede una peculiarità del tutto speciale: migliora la qualità del rifiuto organico aggiungendovi fibre di lignina, provenienti dalla carta, di cui i rifiuti organici urbani sono scarsi; questi rifiuti organici “arrichiti” daranno poi vita, nel processo di riciclaggio, ad un compost agricolo più ricco e qualitativamente migliore.

Ma la vera rivoluzione di questo sacchetto è data dall’incontro con il cestello areato che permette all’umido di “respirare”; quando i rifiuti organici sono ossigenati si attiva infatti il processo di compostaggio naturale che scalda i rifiuti all’interno del cestelllo (anche fino a 45°!) e l’acqua contenuta in essi, anziché percolare sul fondo dando vita a batteri e cattivi odori, evapora: non vengono così più a crearsi liquami e odori, il rifiuto perde peso e non marcisce.

Una grande innovazione quindi anche in termini di qualità della vita per tutti coloro che combattono ogni giorno con il proprio cestello dell’umido in cucina!

 

Inoltre il sacchetto Sumus, essendo dotato di una chiusura ermetica che impedisce alla colla biodegradabile del fondo di staccarsi anche quando sottoposta al peso di grandi quantità di umido, e di un cartoncino interno che, al momento dell’utilizzo, bisogna ribaltare sul fondo, è davvero resistente; questo fondello interno infatti permette di assorbire i liquidi e conferisce stabilità al sacchetto aperto.

Una volta pieno, per chiudere il sacchetto, basta accartocciarlo energicamente utilizzando le alette di risvolto.

Infine sul sacchetto stesso sono stampate, con inchiostri biodegradabili, tutte le indicazioni per il corretto utilizzo, come ad esempio la selezione dei materiali organici da inserire.

 

Concludendo, per una buona raccolta differenziata bisogna sì prestare attenzione alla tipologia di materiali da raccogliere assieme,ma anche scegliere con cura  la qualità del sacchetto con il quale si fa la raccolta, che deve essere sempre certificato!

I sacchetti che abbiamo a disposizione per raccogliere al meglio i nostri rifiuti sono diversi ma entrambi ottimi e soprattutto biodegradabili. Quel che resta da fare è provarli e scegliere quello che più rispecchia le nostre esigenze, a seconda delle necessità.

Io personalmente, che da anni e anni uso i sacchetti di amido di mais e ne conosco ormai sia i pregi (facile reperibilità, conservando quelli della spesa ne ho sempre in casa, si adattano perfettamente ad ogni contenitore) sia, ahimè, i difetti (si rompono, se li dimentico per qualche giorno in più scopro cose orribili e liquami nauseabondi) non vedo l’ora di sperimentare i sacchetti Sumus!

E appena li avrò testati, anche in condizioni estreme come so fare (eh su, dai, ogni tanto succede a tutti di dimenticarli! No?) vi farò sapere!

Io rifiuto (i rifiuti).

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Come differenziare la pattumiera?La mia tabella di marcia della giornata prevedeva un bel post sul riciclo. Del tutto ignara dell’enormità del compito ero sicura avrei scritto in mattinata qualche illuminata e stimolante dritta che mi aiutasse oltretutto a risolvere l’atroce dilemma del “e questo dove lo butto” che caratterizza praticamente ogni pellegrinaggio al temutissimo raccoglitore della pattumiera differenziata. Si lo so, non dovrebbe essere così difficile e so che vendono promemoria e manabili che specificano dove e come classificare qualsiasi rifiuto più o meno umido, ma è più forte di me, quando mi trovo in mano una confezione di succo di frutta (apparentemente cartone?) il cui interno però sembra d’alluminio (se conserva così bene può essere solo cartone?) con la chiusura di plastica e qualche rimasuglio di succo d’arancia mi sento improvvisamente inerme di fronte a questa accozzaglia di materiali pronta a esplodermi tra le dita e l’unico pensiero che occupa la mia testa diventa “liberiamocene-liberiamocene-liberiamocene”.

 

Dopo 3h ore di ricerce, una raccolta materiale a livello tesi universitaria, una confusione mentale totale e tempi di consegna contati pertanto vi propongo un simpatico patteggiamento: il nostro eco market avrrà d’ora in poi una rubrica dedicata ai rifiuti, al loro mistamento e al loro riciclo ed io oggi me la cavo con un diabolico cambio prospettiva. Forte di anni di indottrinamento della Mentadent eccomi pertanto a sostenere con tutto il cuore “prevenire è meglio che curare”: smaltire è un problema? Impegniamoci a produrre meno rifiuti! Se questo motto potrebbe apparire un’ecofatica insostenibile perfino da Ercole miriamo meglio il taglio: il nostro obbiettivo sarà quello di metterci alla prova e produrre il minor numero di rifiuti indifferenziati possibili (la spazzatura differenziata può addirittura diventare una risorsa a quanto ho letto dai vari blog del settore, per la serie viva la plastica, viva il vetro, viva la carta, leggete giornali e alcolizzatevi in tutta serenità).

 

L’obbiettivo della settimana? Dimezzare il sacco dell’immondizia, con buona pace anche del portiere di condominio. ridurre i rifiuti
Dunque altolà all’usa e getta: a parte la carta igienica (il cui diritto al consumo non mi sogno nemmeno di mettere in discussione) e diciamocelo assorbenti (sarò una vandala ma no, no, no non sono pronta alla coppetta lavabile), anche se non parteciperemo a Miss Italia concentriamoci per rendere il nostro principale desiderio quello di vivere in un mondo migliore.

 

Via libera ai fazzoletti ricamati delle nonne (anche se la speranza che un bell’uomo etero li raccolga è ai minimi storici) e ai fazzoletti da taschino (e per una volta, forse la prima, Lapo insegna); bando a carta d’alluminio e pellicola e via libera ai tapperware; no al cotone per struccarsi e lunga vita alle pezzuoline (non so voi ma io ho una collezione di micro asciugamani mai utilizzati per ospiti mai pervenuti che fa proprio al caso nostro). E ancora: aperitivo o birra all’aperto? glamourissimo i bicchieri di plastica rigida pieghevoli in stile anni ’80. Pic nic al parco? Ti piace vincere facile, i bei cesti di una volta con posate piatti bicchieri e tovaglioli di corredo hanno un prezzo tale che pur di non gettarli ce li si farebbe incollare addosso.

 

La borraccia per l’acqua non solo vi farà ricordare le storie delle giovani marmotte e di Qui Quo Qua regalandomi anni di ricordi, ma conserverà l’acqua fresca o il caffè più caldo. Non potendo consigliare di fare filtrini coi biglietti del tram su questi mi riservo di riflettere ancora. Armata di tanta buona volontà aspetto anche i vostri consigli e siate clementi: parto già con un tallone d’Achille: toglietemi tutto ma non il mio compeed quotidiano, se le scarpe mi uccidono di certo non potrò mai imparare come riciclare!

 

riduciamo la produzione rifiuti

Eco Cartoni… animati!

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Ottant’anni fa, ecologia era un termine che forse nemmeno gli addetti ai lavori conoscevano. Tra guerra mondiale e guerra fredda apparentemente il problema era che il Pianeta continuasse ad esistere, con buona pace delle sue aree verdi o dello stato di salute delle sue acque.

 

Oggi che il mondo è stato ricostruito, un altro disastro rischia di distruggerci – e no, stranamente non stiamo parlando del collasso economico. Che i Maya avessero o meno ragione, sta di fatto che il mondo non se la passa gran bene e che ogni giorno Mr. Inquinamento amplia il suo dominio.

 

Contro questo pericolo combattono, talora in modo un po’ confuso, ambientalisti ed ecologisti, con gesti più o meno eclatanti. Ma se si pensa che il futuro è… futuro, il primo passo per vivere in un mondo migliore dovrebbe forse essere quello di popolarlo di gente migliore: insegnare l’ecologia e il rispetto per l’ambiente in maniera semplice e divertente ai nostri figli è fondamentale per il futuro del nostro pianeta.
Come tanti piccoli vasetti di creta sono pronti a lasciarsi formare e forgiare non solo dalle regole, ma dalle abitudini che respirano. Il più delle volte mostrando una rara dote selettiva nell’assimilare quanto prima e tanto meglio i nostri comportamenti sbagliati.  Se siete abituati a gettare carte per terra, vostro figlio vi imiterà perché per loro l’emulazione è naturale. Se vi vedrà dare in escandescenze non appena si avvicina un piccolo insetto, fosse anche un’innocua coccinella, allora probabilmente avrà paura degli insetti!

Quale miglior mezzo dunque per parlare a queste piccole spugne assetate di conoscenza di un eco-cartone animato, pronto ad essere assunto ad eroe e modello comportamentale per insegnare loro il rispetto e la tutela per l’ambiente?

 

bambi cartone ecoGià nel 1942 Walt Disney, visionario ecologista o arguto sfruttatore di cerbiatti in via d’estinzione, con Bambi, proponeva un discorso in difesa della natura e dei suoi abitanti. Bambi potrebbe essere classificato infatti come film naturalistico: racconta la vita del bosco e degli animali, in maniera realistica, mixando in modo equo didascalia e humour. Certo, un cartone un tantino melodrammatico (uccidere la madre in tempo zero potrebbe aver segnato i cuori dei bimbi più sensibili), che tuttavia avrebbe poi spianato la strada a quella ricca produzione di documentari sulla natura, realizzati in seguito dalla stessa Disney e imitati un po’ in tutto il mondo con cortometraggi a base di animali, boschi, e montagne.

 

E la natura pare essere spontaneamente soggetto ricercato e amato dai bambini e dell’eco-cartone non può reclamare il colosso americano se  l’infanzia di chiunque nato negli anni ’70-’80 e ’90, disseminati tra i vari robot giapponesi, navi spaziali e personaggi di fantasia, trova tracce, anche se un po’ sbiadite,  di verde.

Barbapapaà cartone eco

 

Ecco i mitici Barbapapà (nati in Francia nel 1970 e uscita in Italia dopo un risciacquo nel mar del Giappone nel 1976), paladini della lotta all’inquinamento, alla speculazione edilizia e al traffico e che per salvare gli animali dalla caccia e dallo smog costruiscono un’arca (tipo quella di Noè) partendo per lo spazio.

 

A raccogliere questo primo messaggio ecologista i Puffi che nonostante fossero blu e non verdi così cantavano nella loro sigla di apertura: “I Puffi sanno rispettare la natura e quello che ci dà. Stanno attenti sai ha non strappare proprio mai i fiori e tutto il verde che nel bosco c’è. Come i Puffi noi dobbiamo fare puffa fero basta un po’ di buona volontà puffafero. Tutto cambierà la nostra terra guarirà così ancor più sereni poi saremo noi”.

 

Un imprinting verde è del resto alla radice della sinceramente sfigatissima Ape Maya, alle gesta del grande David Gnomo o agli Snorky tutti cartoni ambientati in un infinito ecosistema naturale dove i protagonisti sono tutti (o quasi) insetti, animali reali o fittizi e creature letteralmente figlie dei fiori. E che dire di Heidi, abituata ad avere la fortuna di restare a piedi nudi a giocare nei prati, costretta ad andare là in centro a respirare il cemento?!

 

Più sfaccettato ancora, e spesso apprezzato più dagli adulti che dai bambini, il panorama dei film d’animazione che da tempo ormai affrontano con serietà temi e situazioni legate all’ecologia. Dalla Gabbianella all’Era glaciale, alla Ricerca di Nemo, gli esempi non mancano, con risultati spesso soddisfacenti, sia sul piano artistico che su quello degli incassi. L’ultimo arrivato – uscirà il 1 giugno in Italia – è Lorax, il guardiano della foresta, ispirato al romanzo di Theodor Geisel che nel 1970.

 

Con santa pace delle coscienze quindi, potremmo sostenere con convinzione che ogni tanto è lecito piazzare i più piccoli davanti alla televisione e che non è (solo) un modo per tirare il fiato, ma un metodo intelligente per parlare di verde. Con santa pace dei timpani alziamo il volume della tv e abbassiamo quello delle piccole pesti urlanti.
l'era glaciale cartone ecologico