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L’appetito vien leggendo!

Marco Malvaldi Un libro da leggere e gustare fino all’ultima briciola. 198 pagine che si sfogliano tutte di seguito, con un piacere e è proprio il caso di dirlo, un gusto insoliti: questa è la saporita sorpresa di “Odore di chiuso” del pisano Marco Malvaldi. Il clima ottocentesco di questo giallo sui generis è dominato infatti non a caso dalla figura di Pellegrino Artusi, il celebre gastronomo che, tra una domanda, un motto, un’acuta deduzione e l’altra ci fa sognare di sapori, odori, gusti e gioie del palato.

 

Si legge e viene voglia di muovere le mascelle, di assaporare i prelibati manicaretti della geniale cuoca di Roccapendente, di emularne le gesta in cucina, di svelarne i segreti movimenti e le abili movenze per cui tra spruzzatine di questo, pizzichi di quest’altro e abili misture di ingredienti le materie prime magicamente si trasformano in concetrati di sapori e piaceri. Così l’interesse per il disvelamento della verità e del misterioso colpevole dell’inaspettato delitto viene praticamente dimenticata dall’attesa trepidante per il prossimo pasto, dalle sotterranee regole del galateo domestico e dalla curiosità per le vicende e le retroscene dei particolari coinquilini del barone Romualdo.

 

Certo, odore di chiuse è un giallo, una detective story, di cui però è l’amore per la tavola di Pellegrino Artusi con il suo gusto per spezie, sapori, odori a rendersi vero protagonista. In questo piccolo romanzo ci sono storia, sociologia, femminismo, scienza, politica, conflitti sociali, poesia, leggerezza, ironia, cultura ma soprattutto uno straordinario amore per la gastronomia. E la verità storica fa capolino e si mischia alla finzione quando Artusi stesso, nel corso del romanzo, spiega la genesi del suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana. Un testo che nasce innanzitutto dalla personale necessità del buongustaio di mettere ordine in un settore dominato dal caos e dall’approssimazione, in cui ognuno tramandava al prossimo le ricette scrivendole un po’ come gli pareva: un pizzico di questo, un pugno di quello, mescolati insieme sinché non pare pronto.

 

Pellegrino Artusi

“Un libro di cucina dovrebbe essere comprensibile a tutti, perché tutti noi mangiamo e abbiamo diritto di mangiar roba buona e cucinata bene; dovrebbe essere scritto in italiano, perché siamo italiani, e non in quel gergo francioso che viene inteso solo nelle regioni nordiche.”


Artusi raccoglie le varie ricette locali e gli da un’impronta scientifica, approcciandosi al cucinare con la stessa attenzione con cui esamina la scena del delitto del povero Teodoro, dando al delegato Artistico quei preziosi contributi per arrivare a scoprire il colpevole; rivelato, come nella buona tradizione del giallo, solo alla fine, tutti i personaggi riuniti attorno a un tavolo.
Il linguaggio usato, dialetto toscano alternato ad un italiano raffinato, le diverse voci, il razzismo sociale della vecchia baronessa, la saggezza paesana della cuoca, la combattività della giovane Cecilia, le rodomontate del ragazzo Lapo, l’improvvisa comparsa surreale di Carducci, le cugine zitelle che in una famiglia nobile non mancano… Malvaldi organizza tutto questo sorreggendosi su un’irresistibile ironia, calcando sulle caratteristiche dei vari personaggi senza mai trasformarli in parodie, o peggio in macchiette. Odore di chiuso ha tutti gli ingredienti di un buon giallo, amalgamati e ben dosati come una ricetta perfettamente eseguita: ” un romanzo leggero, ma pieno di sostanza che, come un bel piatto di pasta al sugo non si vede l’ora di sbafare!

Il ricettario dell'Artusi

 

L’appetito vien leggendo!

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