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Alimentazione stagionale.

mangiare frutta stagionaleAnche quest’anno le prime fragole hanno inziato a “rosseggiare” con almeno due mesi di anticipo sulla loro stagione.

E no, non parliamo di quegli strani oggetti decorativi asfittici che compaiono come decorazione del prosecco made in Tavernello dell’aperitivo serale, ma di quelle confezioni di fragoloni catarifrangenti che hanno iniziato a invadere, anche con una certa arroganza, i banchi di mercati e supermercati a partire dal mese di febbraio. Passi, le guardi, ti fermi a riguardarle perchè ti sembrano incredibilmente invitanti: grosse, rosse, lucide, sane. Non puoi resistere, ti chini per sentirne il profumo… ti chini ancora un po’, ancora un po’… hai il naso praticamente nelle fragole: nulla!

 

Non ti capaciti di come delle fragole così belle possano essere assolutamente prive di profumo: fortemente deluso, sollevi la confezione, la giri e la rigiri tra le mani, trovi tara, prezzo al chilo, data di scadenza e, incredulo, provi nuovamente ad annusarle.

Poi l’occhio ti cade sull’etichetta e tutto diventa chiaro: quelle fragole hanno viaggiato per centinaia e centinaia di chilometri prima di essere messe in bella mostra su quel banco.

La loro stagione, in terra nostrana, tabelle stagionalità frutta alla mano e concordanti, andrebbe ufficialmente da maggio ad agosto, ma è un dato di fatto, ormai: altro che “le mezze”, le stagioni si sono del tutto estinte in campo alimentare.

 

Da dicembre a gennaio è ormai possibile trovare qualsivoglia prodotto agricolo impacchettato e pronto all’acquisto: ma siamo certi che tutti siano al corrente dell’impatto che ha sull’ambiente (e sul portafogli) l’acquisto di prodotti fuori stagione? Se una ciliegia a gennaio inizia a costarti come la prima rata del mutuo forse qualche campanello d’allarme dovrebbe avvertirci non è tutta frutta fresca e nostrana quella che luccica.

 

Che lo facciate per il futuro del pianeta o per quello del vostro conto corrente quindi, ricordatevi che frutta e verdura la frutta fanno meglio se di stagione! Questo perché, dopo la raccolta, il contenuto di vitamina C inizia a calare rapidamente. A rigor di logica dunque, il prodotto di stagione italiano impiega pochissimo ad arrivare sulle nostre tavole e mantiene quindi un buon contenuto di vitamine rispetto ad un alimento che deve attraversare metà mondo per giungere da noi magari in pieno inverno.
Senza contare il tornaconto economico oltretutto, scegliendo un’alimentazione stagionale e quindi sana vi trasformerete automaticamente in quel cittadino ecologicamente corretto che si riconosce anche quando fa la spesa e che può camminare tronfio e orgoglioso del proprio appoggio al pianeta.

 

imortanza alimentazione stagionale e varia

Il consumo alimentare determina infatti un quinto dell’impatto ambientale di una famiglia media e tra le cause che legano il cibo all’inquinamento c’è, al primo posto, la distanza percorsa, ad esempio dalle solite fragole, dal campo alla tavola. Le fragole prodotte all’estero ed importate implicano intuitivamente un lungo viaggio, ovvero consumo di carburante-inquinamento-eblablabla; quelle prodotte in Italia, ma fuori stagione, vengono nell’ordine: prodotte in serre riscaldate, con bruciatori che consumano carburante, coltivate con scarso o assente terreno e alimentate con soluzioni di sostanze nutritive. Non solo un’identico danno ambientale quindi, ma anche produzione dunque di prodotti bellissimi eh, ma gonfi d’acqua, con concentrazioni di minerali inferiori e sicuramente meno saporiti. Se si aggiunge a tutto questo inquinamento, dispendio energetico e manomissione delle tempistiche stagionali che quelle fragole (sempre loro, poverette, che ormai siamo tutti vogliosi di lapidare) si riveleranno organoletticamente scadenti e per di più molto più care, non vi viene voglia di cominciare ad acquistare solo prodotti di stagione e “a chilometri zero”?

 

Alimentazione stagionale.

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